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La Ballerina di Vetro
view post Posted on 13/10/2009, 08:38Quote
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LA BALLERINA DI VETRO

Chi sei tu, che nel buio della notte
osi inciampare nei miei più profondi pensieri?



Ho sempre desiderato un ruolo di prestigio. Quando ero bambina mi infilavo di nascosto le scarpe con il tacco a spillo della mamma e fantasticavo sulla sua collana di perle: pensavo che un giorno sarebbe stata mia.
Adesso ho 28 anni e la collana di perle la metto per le grandi occasioni. Come questa.
«Tesoro, sei pronta?» chiede la voce del mio adorabile marito.
Proprio così, sono sposata da circa due anni e ho un marito fantastico.
A dire il vero, tutta la mia vita è una favola. Viviamo in una casa grande quanto un campo di calcio e abbiamo una governante che ci prepara anche il letto. Cosa potrei desiderare di più?!
«Arrivo, tesoro». Rispondo io dalla camera da letto.
Uno spruzzo di Chanel numero 5, il bracciale con i diamanti e naturalmente i capelli raccolti in uno chignon. Elegante e invidiabile.
Afferro la borsetta, naturalmente una Luis Vuitton, e raggiungo mio marito che è già sulla porta.
«Cara, hai lasciato il CD sopra al tavolino». Mi dice.
«Ah, scusami, caro». Okay, mio marito tiene all’ordine, quindi vado di fretta in salotto e metto il CD apposto.
«Un’altra piccola cosina: la tua ventiquattrore è di nuovo vicino all’ingresso». D’accordo, è una cosa maniacale la sua. Ma tutti abbiamo dei piccoli difetti no?
Metto apposto anche la mia ventiquattrore e lo raggiungo quando è già praticamente in ascensore.
Usciamo dal nostro costoso e sfavillante palazzo per salire sulla sua perfetta Mercedes SLR. Ne ho una anche io, nera però; quella di mio marito è grigio metallizzato.
Ci tengo molto alla mia macchina, me la sono pagata da sola.
«Sei agitata?» chiede, mentre usciamo dal vialetto.
«No, caro, tu piuttosto, sei agitato?» La domanda era ovvia, visto che era lui a dover presentare il nuovo progetto della sua società.
Sì, perché mio marito vende arredamenti. Proprio così, non sai che tappeto scegliere per il salotto? Sei indeciso su che colore starebbe bene al bagno? Entri alla Medison Collert ed esci con un bagno, una camera e una cucina su misura.
E’ un lavoro molto redditizio e sono sicura che sarebbe divertente se mio marito lo svolgesse in prima persona; peccato che lui si limita ad occuparsi della parte che riguarda i soldi.
Comunque, il suo conto in banca straborda ed è solo un altro dettaglio che lo rende perfetto. Alto, ben piazzato, con gli occhi neri e i capelli scuri. Un’abbronzatura impeccabile e il conto in banca che mi permetterebbe di fare shopping tutti i giorni per il resto della mia vita senza dover lavorare. Insomma, un piccolo difetto come la sua mania per l’ordine lo posso anche sopportare no?
La risposta sarebbe di nuovo sì, se non fosse che lui non mi permette di utilizzare i suoi soldi. Ha questo strano attaccamento a “quello che è mio è mio e se lo rompi lo paghi da sola” che a volte vorrei mettermi a discutere, ma poi lascio perdere.
Comunque, arriviamo al Palazzo di Vetro, una struttura fatta apposta per ospitare le inaugurazioni della Medison Collert. Scendiamo e lo prendo subito a braccetto, sorridendo alla gente che conosco.
«Andrà benone». Sta blaterando Mark. « “E questo è quanto di meglio la nuova tecnologia può offrirvi. Madison Collert è: il mondo del futuro”» recita a memoria l’ultimo pezzo del discorso che si è preparato e fa il consueto gesto di alzare i pollici quando dice lo slogan della società.
Sento la nuca e le mani pizzicare quando lo vedo fare quel gesto. Forse perché lo vedo da due anni e mezzo, sempre, inesorabilmente. Lo odio.
Ci avviciniamo a un gruppetto di uomini in smoking che parlottano tra loro con in mano un bicchiere di champagne.
«Perdonami, cara, devo occuparmi degli affari». E si unisce a loro, lasciandomi lì come una sciocca.
Ma ormai ci sono abituata, è quello che succede a quasi tutte le feste e i ricevimenti a cui siamo invitati.
Mi avvicino al tavolo dei cocktail e prendo un bicchiere di champagne perfettamente invecchiato. Lo sorseggio e mi dirigo sul terrazzo, dove altre persone stanno parlottando. Forse c’è anche qualcuno che conosco, come la mia amica Doroty per esempio. Guardo le facce degli invitati come se fossero alieni – forse in parte lo sono – e non scorgo nessuno.
Allora mi appoggio alla ringhiera e aspetto che mio marito si renda conto di avere una moglie.
«Non si staccherà da loro molto presto». Volto la testa al suono di quella voce calda e gentile.
Un uomo sulla trentina mi sta guardando. Indossa un paio di jeans e un pullover blu che gli stanno a pennello. Strano che non sia in giacca e cravatta però.
«Lo so, fa sempre così, è il suo lavoro». Rispondo con un po’ di imbarazzo. Possibile che avesse capito come mi sentivo in quelle occasioni?
Piega la testa di lato e mi sorride cordialmente, i suoi occhi grigi sono perfettamente in tono con il suo abbigliamento.
«Io non mi perderei nemmeno un minuto con mia moglie se fosse come lei».
Arrossisco fino alla punta dei capelli e sorrido nonostante la sua sfrontatezza.
«Ne deduco che non è sposato?» Chiedo.
«Esatto… Mark è così anche nella vita privata?»
«Così come?» chiedo stupidamente.
Alza le spalle, tiene un bicchiere di vino in mano. «Cinico». Risponde.
Quella parola mi infastidì, ma sentivo che nel mio cuore c’era anche una punta di verità.
«Non definirei mio marito cinico». Risposi freddamente.
«Ah, mi scusi… forse allora è meglio Hitler»
A quel punto lo guardai male. «Ma come si permette? Non sa nulla di me e mio marito!» Esclamo quasi furiosa e rossa in viso.
«Si sbaglia, io conosco suo marito meglio di quello che pensa e mi creda: lui non la capisce». Mi guarda con quegli occhi grigi pieni di consapevolezza e io rimango per qualche momento interdetta.
Sì, a volte è vero che non capisce… come quella volta che gli avevo detto di aver voglia di un piatto di pasta e lui mi ha portato un piatto pieno di paste alla crema. O quella volta che gli chiesi un aiuto con delle carte del lavoro perché ero disperata e lui rispose che dovevo cavarmela da sola per “farmi le ossa”.
«Mio marito mi capisce perfettamente». Rispondo in tono acido.
Comunque sia, chi è questo?! Come si permette di venire a dirmi certe cose?!
Sorride e sorseggia il suo vino. «Io non penso che sia così… il vostro matrimonio non può funzionare».
Okay, questo è troppo. «Lei chi è?»
«Io sono Drew Seuer, arredatore di interni». Mi porse la mano.
Rimasi interdetta. Era lui che aveva arredato quel posto?! Ma era strabiliante! Insomma, non aveva l’aria di essere un tale creativo.
«Molto piacere, io sono Lisa Smithson». Stringo la sua mano nella mia e mi sembra subito grande e calda.
«So chi è lei, non si deve presentare… suo marito mi ha accennato al fatto di essere sposato». Finisce di bere il suo viso e mi osserva con un sorriso. Sicuramente ha capito che mi sta offendendo. Deve averlo capito.

In macchina ascolto Mark fare un resoconto dettagliato su quanto sia andata bene la serata. Sforna elogi a tutti, persino a quel Drew Seuer che io ho detestato fin da subito.
«Però, cara, se posso dire una cosina, sei stata troppo in disparte, non è così che devi fare». Ci risiamo.
«Amore, non conoscevo nessuno». Cerco di giustificarmi.
«Capisci cosa voglio dire? Avresti dovuto essere più partecipe» Continua lui senza ascoltarmi.
Scuoto la testa e lo lascio parlare. Non mi ascolterebbe comunque.
Quando arriviamo a casa mi ha fatto promettere che sarò più partecipe alle sue feste, perché lui deve fare bella figura.
«Amore, sai di cosa avrei voglia? Un grosso gelato al cioccolato». Buttò lì, appena mi sono messa la vestaglia per dormire.
Lui mi guarda come se avessi bestemmiato. «Ma è pieno di calorie!»
Alzo le spalle. «E allora? Mi ameresti di meno se fossi più grassa?» Indago.
Lui scuote la testa. «No, stammi a sentire, tu sei bellissima così come sei, non devi rovinarti»
«Mark» Lo interrompo. «Dimmi una cosa. Perché ti sei innamorato di me?»
Lo vedo sgretolarsi. «Che domanda… bè, sei bellissima… adoro il modo in cui cammini sui tacchi a spillo… e le tue labbra sono perfette».
Mi stendo sul letto con lui e guardo il soffitto ornato di tante piccole lampadine che cambiano luce a seconda dell’atmosfera che vogliamo.
«Mi ameresti se indossassi delle scarpe da ginnastica?» chiedo in modo innocente.
Ride. «Tesoro, che cosa stai dicendo? Ovviamente non indosseresti mai delle scarpe da ginnastica. Stasera sei stanca vero? Penso che tu debba dormire».
Mi giro su un fianco e mi tiro le lenzuola addosso. Cerco di prendere sonno e mi convinco che le mie domande siano stupide.
Ma poi mi torna in mente quello che ha detto Drew Seuer alla festa e mi mordo le labbra.
«Amore, credo di aver lasciato di nuovo la ventiquattrore accanto alla porta». E’ una bugia. L’avevo messa apposto prima di uscire. Se lo ricorderà sicuramente e io farò la figura della sciocca. Ma almeno saprò che è attento.
«No amore, adesso ti alzi e la vai a mettere apposto. Proprio non ti entra in testa che non devi lasciarla in giro?» Mi sgrida con un sospiro esasperato.
Io mi alzo, anche se non c’è nessuna valigetta da mettere apposto. Vado in salotto e mi siedo sul divano in pelle da diecimila dollari.
Guardo la finestra e ripenso a quello che ha detto quel tizio.
Il mio matrimonio non può funzionare.
Capisco che è così. Non posso stare con una persona che mi sgrida per cose futili. Io amo il disordine, il gelato al cioccolato, la salsa piccante su praticamente tutto quello che è commestibile. E lui mi impedisce di essere me stessa.
Scuoto la testa. Chi è quel tizio? Possibile che in una sola sera mi abbia messo addosso così tanti dubbi?
Mi alzo, mezza addormentata e mi dirigo verso la camera. Senza accorgermene urto una statuetta in vetro, una ballerina che sarà costata come minimo mille dollari.
I pezzi si spargono sul pavimento e io li raccolgo subito.
«Tesoro, scusami, ho rotto la statuetta di vetro, quella a forma di ballerina». Annuncio con aria mortificata quando entro in camera.
Lui sorride e mi fa cenno di stendermi lì vicino. «Non ti preoccupare, tesoro, si può sostituire» Mi dice premurosamente.
In un attimo tutti i miei dubbi scompaiono e io mi addormento felice tra le braccia di mio marito.
Non è un cinico spilorcio. Lui mi ama.

Mi sveglio intontita dalla sera prima e dal suono della sveglia che mi strilla nelle orecchie. Mark è già andato al lavoro e io farò tardi se non mi sbrigo.
Mi faccio una doccia calda e mi avvolgo nell’accappatoio di cotone, ripensando al sorriso di mio marito dopo aver detto che non c’era problema per la statuetta. Mi chiedo come mi sia venuto in mente di pensare che il mio matrimonio non funzionava. Insomma, avevo una casa perfetta, un marito perfetto e un lavoro perfetto!
Vado in cucina, dove la nostra colf ha preparato la colazione e vedo un bigliettino sul tavolo con il mio nome sopra. Riconosco la calligrafia di Mark.
Sorrido, pensando al gesto carino; mi ha lasciato un biglietto per augurarmi una buona giornata. Che premuroso.
Mi siedo e prendo il bigliettino in mano. Lo apro, sorridendo e puntualmente il sorriso mi muore sulle labbra.
Buongiorno Lisa,
sarai felice di sapere che ho già ordinato una nuova statuetta per sostituire quella vecchia. Il conto verrà addebitato direttamente alla tua banca, così non dovrai fare nessun assegno.
Ti auguro una buona giornata.
Mark.
Guardo la colazione davanti a me e, come un fiume in piena, le parole di Drew Seuer mi travolgono. Mio marito non mi ama. Mio marito pensa che io sia bella, non intelligente.
Ero stufa di tutto quell’ordine, di quei falsi sorrisi che gli rivolgevo in situazioni imbarazzanti per me.
Non ce la facevo più.
Mi alzai di scatto dalla sedia e andai in camera da letto. Presi una valigia di Gucci e la riempii con i vestiti a caso. Mi accorsi di quanto fossero tutti identici i miei vestiti. Tailleur sobri dal colore scuro o al massimo beige chiaro. Dio che rabbia!
Non volevo un matrimonio in questo modo, non volevo una casa grande e intelligente, volevo una casa mia, comoda, stupida.
Volevo mangiare le patatine con il gelato al cioccolato, riempirle di salsa piccante e ingrassare dieci chili per poi dimagrire di nuovo.
Non volevo essere una Barbie. Quello che invece ero diventata da quando stavo con Mark.
Perché non me ne ero accorta prima? Perché quel tizio, Drew Seuer, sapeva più cose di me riguardo al mio matrimonio?
Feci le valige e me ne andai da quella casa. Non la sentivo mia.
Mi rifugiai da un’amica, una di quelle fidate, che conoscevo da circa dieci anni.
Mark mi richiamò una volta sola. Gli dissi che avevo bisogno di tempo per riflettere, che volevo stare sola per un po’. In realtà contattai quasi subito il suo avvocato per chiedere il divorzio.
E poi, dopo averci pensato e averlo rintracciato, presi appuntamento con Drew Seuer in un vecchio pub malconcio.
Io e lui, a quattr’occhi.
«Ci si rivede». Esordì con un sorriso.
«Salve… vorrei sapere come faceva a sapere quello che pensavo di mio marito» Vado subito al punto, senza troppi rigirii.
Lo vedo sorridere, girare il suo caffè con il cucchiaino. «Perché suo marito pensa esattamente la stessa cosa di lei».
Lo guardo, interdetta, per qualche secondo e poi ci mettiamo a parlare del più e del meno.
Due anni dopo, l’ho sposato.

 
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