»Sweet Devil• || Portfolio_

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view post Posted on 15/10/2009, 13:33Quote
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CAPITOLO QUINDICI: VISITE
Non sentii la porta aprirsi e richiudersi; sentii soltanto la presenza di qualcuno vicino a me.
Una mano mi accarezzò dolcemente la fronte e i capelli. Aprii piano gli occhi per trovarne un paio color topazio intenti a fissarmi.
"Ciao" dissi sorridendo.
"Come stai?" chiese.
"Bene adesso…ho solo un po’ di mal di testa" risposi.
Edward mi baciò lievemente. "Mi hai fatto prendere un bello spavento…" confessò.
"Mi dispiace…non so controllare ancora bene questa cosa del futuro"
Sorrise. "Tranquilla, con un po’ di pratica ci riuscirai benissimo"
Gli feci posto sul divano e lui si distese vicino a me.
Mi accoccolai appoggiata al suo petto e lui mi strinse in un abbraccio caloroso.
"La prossima volta ti starò vicino, andrà meglio" mi sussurrò piano all'orecchia.
Rimanemmo lì abbracciati per un po’, poi decisi di fare una doccia. Avevo un impellente bisogno di rilassarmi.
Mi alzai. "Vado a fare una doccia" annunciai.
Edward annuì. "Va bene, io ti aspetto qui " rispose.
Mi diressi subito in bagno, e aprii l'acqua calda. M'infilai sotto la doccia e mi lavai i capelli con calma e cura. Sentii i muscoli rilassarsi un po’ sotto il getto dell'acqua calda e anche il mio mal di testa andava decisamente meglio.
Solo quando uscii dalla doccia mi accorsi di non aver preso i vestiti. Dalla fretta di entrare sotto l'acqua per rilassarmi, mi ero dimenticata di prendere il cambio.
Sospirai e mi avvolsi nell'asciugamano. Ancora gocciolante, uscii dal bagno e tornai in camera, con il chiaro intento di prendere dei vestiti puliti.
Ancora prima di entrare, sentii una dolce musica provenire dallo stereo nella stanza. La riconobbi come la canzone di Debussy: Claire de Lune.
Era una delle mie canzoni preferite.
Entrai cercando di non fare rumore. Edward era seduto sul divano, con la testa appoggiata all'indietro e gli occhi chiusi. Era bello, bellissimo e soprattutto, era lì che aspettava me. Gli occhi di Edward si aprirono all'improvviso e rivolse il suo sguardo su di me.
Arrossii e abbassai lo sguardo.
"Dimenticato qualcosa?" chiese divertito.
"Già…i vestiti" cincischiai imbarazzata.
Edward sorrise e si alzò. Mi venne vicino e con l'indice mi alzò il viso fino ad incontrare i suoi occhi color caramello.
Arrossii ancora di più, ma non distolsi lo sguardo.
La sua mano si spostò dal mento alla mia guancia, che accarezzò con il pollice; poi mi sfiorò il collo con un gesto leggero, lineare e dolce. Sembrava il tocco delle ali di una farfalla.
Io ormai tremavo. Mi reggevo in piedi a mala pena.
Edward piegò la testa e si abbassò per baciarmi il collo e poi la spalla, mentre le sue braccia si stringevano intorno alla mia vita e mi tirava verso di se.
Mi aggrappai alle sue spalle, incurante dell'asciugamano che cadeva a terra. Non m'importava, tutto quello che volevo era Edward.
Edward. Edward. Edward.
La mia mente ripeteva solo il suo nome, sembrava incapace di comporre un altro pensiero che non fosse quello.
Edward mi prese in braccio e mi distese sul divano di pelle. Solo allora si fermò per contemplare il mio corpo nudo sotto il suo.
Arrossii di botto, per quella consapevolezza improvvisa e tentai di coprirmi.
Edward mi afferrò i polsi e portò le mie braccia sopra la mia testa.
Si chinò fino a raggiungere il mio orecchio. "Non devi vergognarti. Non esiste creatura più bella di te…" sussurrò piano.
Solo allora mi lasciai andare veramente. Solo attraverso il contatto della sua pelle fresca contro la mia mi sentii viva. Ero felice come mai prima e Edward era felice come me.
Lo capivo da come sorrideva, da come mi baciava, sfiorava.
I vestiti sparsi sul pavimento, Debussy come sottofondo, la debole luce della luna che entrava flebile dalle imposte…fu la cornice per quella notte, per noi, per i nostri sospiri, per le nostre emozioni.

Mi svegliai diverse ore dopo. Edward era rimasto lì con me, ancora disteso sul divano e con la testa appoggiata al mio petto.
"Ciao Belladdormentata" mi baciò dolcemente "Dormito bene?" chiese poi.
Annuii, ancora mezza intontita. "Si, bene" biascicai.
Edward afferrò il plaid appoggiato sullo schienale della poltrona e coprì entrambi.
Mi accoccolai contro il suo petto e cercai di fare qualche pensiero coerente.
"Quanto ho dormito?" chiesi.
"Sette ore…e tra un pò dobbiamo andare a scuola" rispose.
Sbadigliai. "Va bene" risposi.
Rimanemmo lì per un po’, a coccolarci.
"Ho fame" dissi all'improvviso.
Edward mi baciò sulla fronte. "Fame di 'colazione per umani' o fame alla 'colazione per vampiri'?" chiese.
"Mm…la prima. Vado di sotto a prepararmi qualcosa" dissi alzandomi e vestendomi.
Edward fece lo stesso. "Ok, vengo di sotto anche io" disse.
Mi prese per mano e mi baciò teneramente prima di scendere le scale.
La casa era immersa in uno strano silenzio.
"Dove sono tutti?" chiesi spaesata.
"Nelle loro stanze" rispose Edward.
Annuii e mi diressi in cucina. Con mia sorpresa, Edward si mise davanti ai fornelli.
"Cosa fai?" chiesi confusa.
"Cucino è ovvio" rispose.
"E per chi?" chiesi ancora.
"Ma per la mia fidanzata è naturale!" rispose sfoggiando uno dei suoi migliori sorrisi sghembi.
Arrossii. "N-non ce né…bisogno, posso…sono in grado di farlo da sola" perché ogni volta che vedevo uno di quei sorrisi non riuscivo a formulare una frase decente?
Edward rise e mi scompigliò i capelli. "Lascia stare, è meglio se ti do una mano perché non credo che tu ce la faccia" sghignazzò.
Gli detti una pacca sulla spalla ma lo lasciai fare.
Ogni tanto mi scappava una risatina. Vedere Edward infilarsi il grembiule e sbattere le uova non è una cosa che verdi tutti i giorni.
"Cosa ridi?" chiese infine lui.
Scoppiai a ridere definitivamente. "Vederti cucinare! Sei davvero buffo!" risposi.
"Mia madre mia ha insegnato a cucinare quando ero piccolo!" disse stizzito "Cosa credi, sono perfettamente in grado di fare dei pankakes" disse.
Sorrisi e gli diedi un pizzicotto sulla guancia. "Eri proprio un bambino tutto fare" osservai.
Lui annuì, fiero di se. "Certo!" confermò.
Quando tutto fu pronto, mi sedetti al bancone e cominciai a mangiare, mentre Edward mi guardava masticare.
"Allora, come sono?" chiese infine.
"Accettabili" risposi.
Fece una smorfia.
Risi e gli accarezzai una guancia. "Sono ottimi Edward, come vuoi che siano! Li hai fatti tu!" dissi.
Lui sorrise e, con un movimento veloce, sparì dalla cucina.

Nelle due settimane successive, non successe niente di nuovo o imprevisto. Andavamo a scuola, tornavamo a casa e vivevamo proprio come una vera famiglia.
Con Edward poi, andava tutto bene. Tutto a gonfie vele. Non ero mai stata più felice.
Una mattina, mi svegliai come sempre, per prepararmi per andare a scuola. Fu anche la mattina in cui notai qualcosa di strano. Nonostante, infatti, mi fossi alzata da un'ora buona, continuavo a sbadigliare e mi si chiudevano gli occhi per la stanchezza.
Cercando di non farci molto caso, mi preparai per andare a scuola. Quando fummo nel parcheggio, ormai quel senso di spossatezza mi aveva abbandonata, così me ne dimenticai per il resto della giornata.
Per tutta la settimana successiva, però, mi sentii stanca, assonnata. Non era normale. Inoltre, mangiavo il doppio di prima e, principalmente, cibo umano.
Emmett mi prendeva in giro e , anche se ridevo, in realtà mi chiedevo cosa mi stesse succedendo.

Un giorno, dopo la scuola, Alice propose di fare una partita di baseball. Sapevo che ai ragazzi piaceva molto, così non mi opposi.
In realtà colsi l'occasione per fare ben altro. Infatti, durante la settimana, mi era preso il forte dubbio che le precauzioni prese da me ed Edward, non avessero fatto il loro dovere. Senza contare che avevo un ritardo spaventoso.
"Tentar non nuoce" mi dissi.
Almeno sarei stata sicura di aver preso una cantonata e ci avrei riso su un giorno.
Non avevo detto niente a nessuno riguardo i miei dubbi. Ero troppo insicura e preoccupata per renderne partecipe qualcuno.
"Edward? Emm…ecco io…prima della partita, dovrei passare in farmacia" dissi titubante.
Il mio ultimo desiderio era quello che si insospettisse.
"Va bene, ci passiamo prima di andare alla partita" rispose.
"Ma no, ci passo da sola. Sai, devo anche andare al supermercato" obiettai.
"Come vuoi" disse con un sospiro.
Lo baciai sulla guancia. "Si tratta solo di pochi minuti. Vi raggiungo alla radura dove faremo la partita" lo rassicurai.
"Va bene" rispose.
Mi baciò e poi uscì con gli altri.
Afferrai la borsa e le chiavi della mia auto e mi diressi in farmacia.
Comprai un test di gravidanza e tornai a casa. Mi chiusi in bagno e rimasi a contemplare la scatola per diversi minuti.
Non sapevo che avrei fatto se fosse stato positivo, ma l'unica cosa che importava, era il sapere la verità. Cosa fare, era una faccenda di cui mi sarei occupata in seguito.
Lessi le istruzioni per filo e per segno. Pochi minuti, in pochi minuti la mia vita e quella di Edward potevano cambiare per sempre.
Eseguii tutte le istruzioni e attesi che la linietta cambiasse colore.
In quel momento, mi tornò in mente la mia visione. E impietrii. Ecco perché non ero con loro quando i tre Vampiri avevano fatto la loro comparsa. Ecco che radura era.
Mentre io cercavo di capire se ero incinta, la mia famiglia incontrava i tre vampiri della visione mia e di Alice.
Deglutii e, con mani tremanti, guardai il risultato del test.
Blu negativo, rosa positivo. Blu negativo, rosa positivo. Blu negativo, rosa positivo…mi ripetevo.
Rosa.


Edited by »Sweet Devil• - 15/10/2009, 20:05

 
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view post Posted on 15/10/2009, 19:05Quote
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CAPITOLO SEDICI: MAI E PERSEMPRE
Gettai tutto nel cestino e corsi fuori dal bagno. Ormai sapevo che aspettavo un bambino, adesso quello che contava era arrivare dagli altri prima dei tre vampiri.
Quando arrivai in cima alle scale però, mi fermai. Seduti sul divano del salotto c'erano i tre vampiri della mia visione e anche il resto della famiglia.
"Bella" Edward mi aspettava in fondo alle scale, con un sorriso tirato.
Ebbi un tuffo al cuore. Lui non sapeva che ero incinta, prima o poi avrei dovuto dirglielo.
Come avrei fatto?
Scesi le scale tentando di mantenere l'espressione più naturale possibile.
"Bella, questi sono Laurent, Victoria e James" disse Carlisle.
I tre vampiri mi squadrarono da capo a piedi.
"Molto piacere" disse Laurent, aveva un accento un po’ francese.
"Cosa stavamo dicendo?" intervenne Carlisle.
"Che noi siamo qui per Bella" disse Laurent.
"Per me? Cosa volete?" chiesi sorpresa.
Non li conoscevo nemmeno, cosa potevano volere da me?
"Vorremmo proporti un affare" rispose Victoria.
"Che genere di affare?" intervenne Emmett.
"Noi sappiamo che lei è potente. Molto potente. Forse più potente dei Volturi stessi" spiegò James che in tutto questo, non aveva mai smesso di guardarmi.
"Noi vorremmo entrare a far parte del suo clan. Vorremmo far parte dello stesso gruppo" disse Laurent.
"No" intervenne Edward secco.
"Lascia decidere lei" ribattè James.
"Non esiste. Non ci sarà nessun gruppo" ripetè Edward.
"Abbiamo anche saputo" intervenne Victoria "che è in grado di generare figli"
Istintivamente mi portai una mano sulla pancia, dove il bambino mio e di Edward stava crescendo.
"Vorremmo proporci come padri per uno dei bambini che avrà" disse Laurent.
"In entrambi i casi la risposta è no" ringhiò Edward.
James si alzò di scatto. "Mi hai rotto ragazzino. Penso che sappia benissimo parlare da sola, senza bisogno di te"
"Non c'è neanche bisogno che si sprechi a rispondere. So già quale sarà la sua risposta" ribattè Edward secco.
James prese a ringhiare pericolosamente ed Edward rispose al ringhio con uno altrettanto spaventoso.
"Non credo sia il caso di reagire a questo modo" disse Carlisle ad entrambi.
Ma evidentemente James non voleva sentire ragioni. Si scagliò contro Edward che, prima di pensare a difendersi, mi dette una spinta per mandarmi più lontano.
Si scontrarono con un suono simile a un fulmine. Il rumore assordante rimbombò per la casa, mentre i vetri presero a tremare.
Prima ancora che potesse crearsi un vero e proprio scontro, Emmett e Jasper si scagliarono su James per fermarlo, mentre Carlisle teneva una mano sulla spalla di Edward.
"Devo chiedervi di uscire da casa nostra" disse Carlisle con un tono che non ammetteva repliche.
Era incredibile come sapesse rimanere calmo ma deciso in ogni occasione.
James si scrollò di dosso le mani di Emmett e Jasper.
"Va bene, ma vorremmo chiedere a Bella di pensare alla nostra proposta" disse Laurent.
"Torneremo domani per una risposta" disse Victoria.
James si avvicinò a me e mi prese una ciocca di capelli fra le dita. La annusò e la rimise apposto. Edward, era teso e ringhiava piano.
Si chinò fino al mio orecchio. "Sarai mia, che tu lo voglia o no" mormorò.
Deglutii a fatica e mi strinsi le braccia intorno alla pancia.
Edward dovette notare il mio sguardo impaurito perché mi fu subito accanto e mi strinse in un abbraccio.
Mi sollevò e in un attimo mi portò in camera. Mi distese sul divano e poi si distese vicino a me.
Solo allora mi accorsi che stavo piangendo.
"Maledetti ormoni impazziti" brontola.
"Come hai detto scusa?" chiese Edward sorpreso.
Non sapevo che dire, sicchè cincischiai.
"Bella, cosa c'è che non va?" chiese accarezzandomi una guancia.
Mi morsi il labbro. Era davvero arrivato il momento di dirglielo? Dovevo farlo ora? E se poi mi avesse lasciata? In ogni caso, dentro di me stava crescendo nostro figlio e non potevo tenerlo all'oscuro di una cosa simile.
Meglio prima che poi…mi dissi.
"I-io…emm…E-Edward…io…" mi feci prendere dal panico.
Edward mi prese il viso tra le mani e mi baciò sulla fronte. Il suo odore dolce mi calmò all'istante.
"Calmati amore. Tranquilla, lo sai che con me puoi parlare di tutto. Dimmi che succede" mi rassicurò.
Feci un gran sospiro. "Edward…io…s-so-sono i-incinta" dissi senza fiato.
Edward mi guardò per trenta secondi senza dire niente. Il suo volto era una maschera inespressiva.
"Emm…lo so, è inaspettato…io…non so che dire…mi dispiace"
Vederlo così assorto nei suoi pensieri, senza tralasciare la minima emozione mi faceva paura.
Feci dei gran respironi per scacciare il panico pronto ad invadermi.
Si tirò a sedere sulla poltrona. "Non devi scusarti, eravamo in due quando l'abbiamo fatto" mormorò.
"Si ma…io…" non sapevo che dire.
Mi tirai a sedere e sospirai, asciugandomi le ultime lacrime. "Non deve essere così per forza, lo sai" mormorai.
"Che vuoi dire?" chiese.
"Che ci sono altre soluzioni…se tu non lo vuoi…" risposi.
"Andiamo in ospedale da Carlisle a fare un controllo" disse ignorando quello che avevo detto.
Sospirai. Vederlo così serio e ai limiti della scontrosità non mi piaceva per niente. Non era questo l'Edward che avevo conosciuto e che amavo.
Mi sottoposi al controllo. Carlisle ripetè un test di gravidanza, e ancora una volta, risultò positivo.
"Bè, non ci sono dubbi. Sei proprio in cinta, e di un mese" annunciò sorridendo.
"Mmm…" mormorai.
Edward non disse nulla. La sua espressione non era cambiata di una virgola. Dura, fredda, calcolatrice.
Sospirai e abbassai lo sguardo. Gli stavo rovinando la vita. Era questa la verità. Lo stavo costringendo ad accettare un figlio che probabilmente non aveva mai desiderato.
Il senso di colpa m'invase. Era tutto sbagliato. Lui non voleva quel bambino ed io, con la mia presenza, lo stavo costringendo a tenerlo, ad accettarlo.
Dovevo fare qualcosa.
"Carlisle, ti dispiacerebbe tenere la notizia per noi?" chiesi.
"No, certo che no. Potete stare tranquilli, rimarrà tra noi finchè lo vorrete" rispose.

Durante il viaggio di ritorno, in macchina regnò un silenzio di tomba. Erano ore in realtà, che Edward non mi diceva niente.
Non sapere quello che lo tormentava mi faceva rodere nelle mie supposizioni e mi faceva enormemente male, essere esclusa così dai suoi pensieri.
Appena arrivati a casa mi diressi in camera, presi il borsone da viaggio e cominciai a metterci dentro le mie cose.
Avevo deciso di non imporre la presenza del bambino. Questo implicava anche il mio trasferimento; si perché eravamo una cosa sola. Non accettare il bambino significava non accettare me.
Edward entrò nella stanza poco dopo.
"Che stai facendo?" chiese sorpreso.
"Me ne vado" annunciai con voce decisa.
"Perché?" chiese ancora.
Sospirai. "Perché tu non vuoi il bambino e non sarò certo io a farti cambiare idea" risposi. Ripiegai un paio di pantaloni e li infilai nel borsone.
"Cosa ti fa credere che non lo voglia?" chiese tranquillo.
"Non sono stupida, e non sempre servono le parole per far capire cosa si pensa" risposi. "E tu che hai capito?"
"Che non vuoi essere padre. Che questo bambino non t'interessa. La tua espressione fredda e i tuoi silenzi la dicono lunga" risposi.
"E che faresti adesso?" chiese alzando un sopracciglio.
"Bè, tu non vuoi il bambino quindi, non te lo impongo di certo. Andrò da qualche altra parte" risposi.
All'improvviso, le sue braccia intorno alla mia vita mi tirarono contro il suo petto. Appoggiò il mento sulla mia spalla.
"Non so proprio da dove hai tirato fuori una sciocchezza del genere" mormorò "Voglio dire, è il mio bambino, il nostro!"
"Ma tutti quei silenzi…non dicevi niente…" protestai disorientata.
"Perché dovevo accettare la cosa. Voglio dire…caspita, sarò padre! Non capita tutti i giorni!" rispose.
"No, direi di no…" dissi ancora confusa.
Edward scostò la mia roba dal divano e ci si sedette; poi mi prese per i fianchi e mi fece sedere sulle sue ginocchia.
"Non è facile per me Bella. Dovevo attutire il colpo; insomma, ho centosei anni e in centosei anni non ho mai pensato di poter essere padre. Fin da quando ho saputo che i vampiri non possono avere figli, ho fatto di tutto per mettere da parte la voglia di averne uno" spiegò.
Io ascoltavo, attenta ad ogni parola.
"All'inizio è stato facile, ero giovane, non desideravo davvero avere una famiglia. Poi, con il tempo, ho desiderato poter essere come un qualsiasi essere umano. Mi sono costruito una corazza e chiuso nel mio guscio, mi ripetevo che non avevo bisogno di nessuno, che potevo bastare a me stesso. In realtà, stavo solo scappando"
Gli accarezzai una guancia. Ero felice, finalmente si stava aprendo con me.
"Poi sei arrivata tu, hai sconvolto il mio mondo, tutte le mie certezze. Sei diventata la mia compagna, e ora, mi stai regalando quello che ho agoniato per decenni" concluse.
"Ma se è quello che vuoi, allora come mai sei stato così freddo con me?" chiesi.
"Te l'ho detto, per attutire il colpo. Sapere che sei incinta, sapere che dentro di te sta crescendo il nostro bambino, ha distrutto una delle certezze più fondate e dolorose della mia esistenza" rispose.
"Vuoi dire che eri come in uno stato di shook?" chiesi.
"Si più o meno. Ma ora che l'ho superato sto bene, sono felice" rispose.
"Quindi non devo più andarmene" conclusi sollevata.
"Tesoro, non dirlo neanche per scherzo! Dove vorresti portare mio figlio?" chiese stizzito.
"Bè…pensavo non lo volessi così…" cincischiai.
"Non pensarlo più! E ora, al lavoro! C'è un sacco da fare!" disse.
"Cosa c'è da fare?" chiesi confusa.
"Innanzitutto, dirlo agli altri, poi, comprare un letto per noi e infine, pensare a quale e come sarà la stanza del piccolo o della piccola" decretò.
Annuii e lo abbracciai. "Abbiamo ancora nove mesi amore" gli ricordai.
"Otto" obiettò "Il mio campione ha già un mese!"
Risi. "Già, è grande lui!"
Scoppiammo a ridere e rimanemmo sul divano tutta la notte, a coccolarci e fare progetti per il futuro.
Ci immaginavamo come sarebbe stata la nostra vita, con un bambino ad unirci per sempre.

 
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CAPITOLO DICIASSETTE: SCONTRO
"Oh mio Dio, ma dici sul serio?"
"Si"
Alice mi saltò addosso all'improvviso e mi abbracciò fino quasi a stritolarmi. Dopo di chè prese a saltare come una matta.
Jasper, Emmett e Carlisle mi abbracciarono e si congratularono per il bambino. Erano davvero contenti.
Esme poi, se avesse potuto, si sarebbe messa a piangere per la felicità. Aveva sempre desiderato un bambino, ma, ovviamente, non poteva averne. Sapere ora, che sarebbe diventata nonna, la rendeva veramente felice. Per non parlare che era il bambino di Edward, il suo figlio prediletto, quello per cui aveva sempre desiderato il meglio.
Poi, c'era Rose. Rose si era congratulata con me, mi aveva abbracciata e aveva anche abbracciato Edward.
Però nei suoi occhi c'era impressa una tristezza profonda e infinita. Sapevo bene che aveva sempre desiderato un bambino, una famiglia, e non poterla avere le spezzava il cuore. Eppure con me si era dimostrata gentile, come una vera sorella.
Nonostante il nostro rapporto non fosse come quello con Alice, non aveva dimostrato un filo di gelosia.
"Mi permetterai di tenerlo qualche volta?" chiese esitante.
"Ma certo Rose, te lo lascerò spesso" risposi sorridendo.
Bussarono alla porta. Carlisle andò ad aprire.
Edward, vicino a me, prese a ringhiare. Gli strinsi la mano.
Carlisle aprì la porta e James, Victoria e Laurent fecero il loro ingresso.
Appena mi vide, James fece un sorriso perfido ed Edward mi circondò la vita con le braccia, avvicinandomi di più a se.
"Che cosa volete?" chiese Emmett per nulla cordiale.
"Siamo venuti per sapere la risposta di Bella alla nostra proposta" rispose Laurent.
A quel punto mi guardarono.
Deglutii. "Io, non voglio fare parte del vostro clan. La mia risposta è no" dissi.
Appena finii di parlare Edward mi diede una spinta che mi fece andare direttamente tra le braccia di Jasper che mi sorresse.
"Grazie" mormorai, ma la mia voce fu sopraffatta da un rumore simile ad un tuono.
Edward e James si erano scontrati. O meglio, Edward mi aveva scostato appena James si era fiondato su di me.
Adesso stavano lottando, mentre Carlisle, Esme e Rose erano occupate con Victoria.
Alice e Jasper si scontravano con Laurent.
Emmett mi prese per le spalle. "Tu sta qui capito? Non ti muovere, tra poco è tutto finito" disse deciso.
Poi, si fiondò su James per aiutare Edward.
Io feci come mi aveva detto. Rimasi in un angolino, rannicchiata, e osservai la battaglia.
Alice e Jasper se la cavavano con Laurent. Non sembrava impegnarsi veramente nella battaglia.
Victoria invece era più forte, con uno sguardo determinato. Attaccava, ora Esme, ora Rose, ora Carlisle.
Ogni volta il rumore di quegli scontri riempiva la casa.
Ma quello che mi preoccupava di più, era lo scontro di Edward ed Emmett contro James. Sembrava il più feroce di tutti, combatteva con una foga assurda e ogni tanto lanciava sguardi nella mia direzione. Quegli occhi rossi e selvaggi mi facevano rabbrividire.
A un certo punto, vidi Emmett scaraventato verso le scale e James che stava per mordere il braccio di Edward.
Una paura tremenda mi invase e cominciai a piangere e poi a singhiozzare senza controllo.
Mi portai le mani sopra le orecchie e chiusi gli occhi.
Non volevo vedere niente di tutto quello, non volevo andare con loro, avevo paura per me, per il bambino e soprattutto per Edward che cercava di difendermi.
Continuai a singhiozzare e a gemere, mentre sentivo il suono di urla strazianti attutito dalle mani che continuavo a premere sulle orecchie.
Poi, d'improvviso, due mani fredde mi afferrarono i polsi per scostarmi le mani.
In preda al panico, urlai con tutto il fiato che avevo, mentre le mani abbandonavano le mia orecchie.
"Bella, sono io calmati" urlò Edward.
Appena lo riconobbi mi aggrappai a lui, alle sue spalle e piansi tutte le lacrime che avevo.
Distesa sul divano di camera, non mi decidevo a lasciar andare le spalle di Edward. lo tenevo stretto, come se potesse sparire da un momento all'altro. Lui, mi tenne stretta per due ore, mi accarezzava, coccolava e sussurrava parole per calmarmi.
Solo dopo che riuscii a rilassarmi parlai.
"Edward" la mia voce uscì roca. Deglutii e riprovai. "Che cosa è successo? James stava per…" non finii la frase.
Edward annuì. "Si, stava per avere la meglio" rispose.
"E allora? Cosa è successo?" chiesi confusa.
Sospirò. "All'improvviso James si è fermato. Ha preso a gonfiarsi e a riempirsi di bolle…sembrava come malato" rispose.
"Ma come è possibile?"
"Dipende da te…i tuoi poteri sono sfuggiti al tuo controllo" rispose.
"Ma io stavo piangendo! Non mi sono accorta di niente!" protestai.
Annuì. "Eri impaurita e piangevi, eri nel panico…per non parlare dei tuoi ormoni che sono impazziti…queste cose tutte insieme sono state più che sufficienti a farti perdere il controllo" rispose.
"Ma James che fine ha fatto?" chiesi confusa.
Sospirò. "Ecco, ti ho detto che James ha preso a gonfiarsi, bè, all'improvviso è come esploso"
Spalancai gli occhi. "Mio Dio…"
"Non c'è stato neanche bisogno di bruciare i resti, si sono dissolti" disse.
"Ma…e Victoria e Laurent?" chiesi.
Ringhiò piano. "Loro sono scappati appena hanno visto che fine ha fatto James" rispose.
Sospirai e mi strinsi di nuovo a lui. "Mi dispiace…giuro che non me ne sono accorta" dissi.
Mi baciò la fronte. "Tranquilla, va bene così. Era comunque quella la sa fine" mormorò con sguardo serio.
"Non torneranno gli altri vero?" chiesi.
"Non lo so…non credo. Ma se torneranno, noi saremo pronti ad accoglierli" rispose.
Chiusi di nuovo gli occhi. "Ti amo Edward"
Mi strinse in un abbraccio protettivo. "Vi amo anche io…"



 
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CAPITOLO DICIOTTO: LA SCELTA
Il giorno seguente, fummo impegnati nelle riparazioni di finestre e crepe sui muri causate dallo scontro del giorno precedente.
In realtà, non ci volle molto tempo, finimmo prima del previsto. Alice e Rosalie, di conseguenza, cominciarono a parlare di preparativi per la nascita del bambino, o bambina.
"Ti serviranno dei vestiti nuovi, apposta per l'occasione" disse Rosalie.
"Senza contare tutte le cose che serviranno al piccolo!" le fece eco Alice.
"Abbiamo tempo ragazze! Mancano ancora diversi mesi" ricordai.
"Oh, vedrai come passeranno velocemente!" disse Alice.
"Propongo di fare una lista" buttò la Rose.
"Sono d'accordo!" disse Alice. Come poteva essere il contrario?
Esme si sedette vicino a me, salvandomi da quelle due.
"Tutto apposto cara?" chiese gentilmente.
Annuii. "Si, si certo, grazie" risposi.
"A proposito, volevo chiederti: avete pensato a dove volete la stanza del bambino? Perché se la volete vicina a camera vostra, posso farla al posto della stanza degli ospiti" disse.
"Mmm…non ne ho parlato con Edward, però mi sembra una buona idea. Così almeno, è più vicino a noi" risposi.
"Bene, siamo d'accordo. Più in là, sceglieremo il colore e i mobili va bene? C'è ancora tempo…" disse alzandosi.
"Si, va bene mamma" risposi.
Per fortuna almeno lei aveva un po’ di buon senso!
Rimasi per altri dieci minuti ad ascoltare le mie due sorelle parlare di vestiti premaman.
Ringraziai il cielo perciò, quando la porta si aprì.
Mi alzai e andai ad abbracciare Edward. "Salvami ti prego!"
Rise. "Ti hanno fusa fiso a questo punto?" chiese divertito.
"Non hai idea. In dieci minuti hanno deciso quello che di solito si decide al settimo mese!" sbottai.
Rise di nuovo. "Addirittura?" chiese divertito.
Annuii, con il broncio da bambina stampato in faccia.
Mi baciò teneramente. "Va bene, allora ti d o un'alternativa"
"Dimmi!" ordinai.
"Se ti va, possiamo andare a comprare il letto per noi…" propose.
Sorrise. "Ma certo che mi va! Tutto, pur di fuggire da queste due!" dissi correndo a cambiarmi.
Dopo dieci minuti ero pronta. Uscimmo di casa che Rosalie e Alice ancora discutevano…
In macchina, Edward teneva la mia mano con la sua e ogni tanto si voltava a sorridermi. Arrivammo fino a Port Angeles dove dovevamo comperare il nostro letto.
Scendemmo.
"Oh, Esme vuole sapere dove vogliamo la camera del bambino" dissi "Ha proposto quella vicino alla nostra"
Annuì. "Si, quella va bene. E' meglio averlo vicino"
"Lo penso anch'io" dissi.
Entrammo nel negozio, e subito una commessa ci venne incontro. Manco a dirlo, puntò gli occhi su Edward e non mi calcolò neanche.
"Benvenuti, cosa posso fare per lei?" chiese con un sorrisetto a oca giuliva.
Aspetta, lei? LEI? Ma se eravamo in due!!
"Noi, vorremmo un letto matrimoniale" risposi.
Il sorriso della commessa s'increspò fino a spegnersi del tutto.
"Oh…si, certo…Prego, da questa parte"
Ci fece strada fino al secondo piano.
"Bene, date pure un'occhiata. Potete restare quanto volete, tra poco tornerò per sapere quale letto avete scelto" disse. Rimase però a fissare Edward con sguardo sognante.
Alzai un sopracciglio e la guardai male.
Lei, fece un sorriso imbarazzato e se ne andò.
"Gallina" borbottai tra me.
Edward, vicino a me, scoppiò a ridere. "Sei incredibile Bella! Sembrava che la stessi per attaccare da un momento all'altro!" disse.
"Bè, hai visto come ti guardava?" dissi in mia difesa.
Sorrise. "Si, e non m'importa" rispose.
Riuscì a strapparmi un sorriso.
Edward mi baciò sulla fronte, poi mi prese per mano e cominciammo il nostro giro nel negozio.
Visitammo tutto il piano, valutando qualsiasi tipo di letto. Alla fine, ne scegliemmo uno semplicissimo che poteva star bene con i colori e i mobili già presenti nella nostra camera.
Tornammo quindi a casa soddisfatti.
Davanti all'ingresso però, c'era parcheggiata un'auto che conoscevo bene. "I Volturi" dissi senza fiato.
Mi portai le mani sulla pancia, spaventata; e guardai Edward implorandolo con lo sguardo di andare via, di non entrare.
Edward osò una mano sopra le mie. "Bella, calmati. Andrà tutto bene. non lascerò che ti portino via" disse fissandomi negli occhi.
"Ma…Edward, io ho paura" mormorai.
Edward scese e in un attimo fece scendere anche me. Mi abbracciò stretta, facendomi appoggiare la schiena allo sportello della macchina.
"Fidati di me, piccola. Non ti porteranno via" sussurrò al mio orecchio.
"Lo spero tanto" risposi.
Mi prese per mano ed entrammo in casa.
Aro, Caius e Marcus erano seduti sul divano insieme a Carlisle ed Esme. Gli altri non c'erano.
"Siete tornati" ci accolse Esme.
"Si…" rispose Edward per entrambi.
Ci sedemmo sul divano vicino a Carlisle. Edward non lasciò mai la mia mano. Per fortuna, perché ero terrorizzata.
"Come stai Bella?" chiese Aro.
"Emm…b-bene" risposi.
Aro rise. "Calmati Bella! Non abbiamo intenzione di portarti con noi!" disse.
"Ah no?" chiesi confusa.
"No, ma è venuto il momento che tu scelga un compagno per tuo figlio" disse Caius.
"Emm…io…" cincischiai.
"Ha scelto" intervenne Edward "Ha scelto me"
Aro lo fissò con sorpresa per qualche secondo, poi un grande sorriso si aprì sulle sue labbra. "Ma che scelta inaspettata" disse. Poi, si rivolse a me. "Non immaginavo che potessi scegliere un candidato così… senza dubbio una buona scelta, forse anche migliore di quella che avevamo fatto noi" continuò.
"Quindi, va bene…" azzardai.
"Ma certo! Più che bene!" rispose Aro "Adesso, datevi da fare e vedi di dare alla luce un bel pargolo!"
"Aro! L'importante per noi è sapere cosa ne verrà fuori" disse Marcus.
"Volete studiarlo?" chiese Edward.
"Ovviamente" rispose Caius.
"Ma certo che no!" disse Aro "Non ce lo permettereste mai…però, siamo curiosi di vedere cosa ne verrà fuori"
"Per il momento quindi, Bella può restare qui" disse Caius alzandosi.
"E poi? Dovrà venire in Italia?" chiese Esme.
"Non lo sappiamo…decideremo in seguito" rispose Marcus.
"Che dire? Buona fortuna ragazzi!" disse Aro.
Si rivolse poi a Carlisle. "Ho grande fiducia in te amico mio. E sarò felice di rivederti in futuro" disse sorridendo.
Carlisle sorrise di rimando. "Grazie Aro, sarò felice anche io di rivederti"
Li accompagnò alla porta e li salutò.
"Non gli avete detto che io sono già incinta?" chiesi.
Esme scosse la testa. "No, non possiamo perderti così. È meglio se aspettiamo a dire loro la verità"
Annuii. Edward mi prese la mano.
"Andiamo di sopra?" chiese.
"Certo"
In camera nostra, ci distendemmo sul divano. Edward sopra di me, teneva la testa sulla mia pancia.
"Stai aspettando di sentire qualche rumore?" lo presi in giro.
Sorrise. "Certo! E vedrai tra qualche mese, farò delle intere chiacchierate con la tua pancia!" rispose.
Sorrisi e lo bacia, infilandogli poi le mani sotto la maglietta.
"Bella, amore…" disse staccandosi.
"Cosa c'è? Non è che puoi mettermi incinta adesso!" dissi.
Rise. "No, dire di no…"
Mi baciò di nuovo e coprì entrambi con il plaid blu.

 
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CAPITOLO DICIANNOVE: D COME DANA O D COME ANDREW?
"Andiamo, l'hai vista no? Guarda che vestito!" disse Rose puntando un dito contro il televisore.
Eravamo seduti sul divano del salotto e stavamo guardando un vecchio film in bianco e nero.
"Rose, tesoro, non criticare quella ragazza, anche tu ti vestivi così qualche decennio fa" la riprese Emmett.
Rose si voltò lentamente a guardarlo. "Come hai detto scusa?" chiese fulminandolo.
Emmett sorrise come per prenderla in giro e Rose lo colpì con un cuscino.
"Bè, però, in effetti Rose, Emmett ha ragione" disse Alice.
"Andiamo ragazzi, non ci prendiamo in giro, questa ragazza non ha niente di bello! A partire dal nome!" sbottò Rose.
"Il nome non direi; Sophie non è brutto" buttai là.
"Quindi Sophie ti piace, eh?" chiese Edward.
"Bè si, però ci sono altri nomi che mi piacciono" risposi.
"Quindi, se sarà femmina, sarà Sophie?" chiese ancora.
"Bè…non so…" cincischiai.
Non avevo pensato che prima o poi avremmo anche dovuto scegliere il nome!
"Ma che Sophie! Kelly è più bello!" disse Emmett.
"Emmett, stà zitto! Non ne capisci niente di nomi!" lo riprese Rose.
"Secondo me, è più bello Olivia" disse Alice.
"Anche Brenda non è male" disse Jasper.
"Che ne dite di Donna? O Susan, oppure Alyson, Lucy, Jane, Elisabeth" Emmett sfornava nomi a tutto spiano "Però, quello che mi piace di più sapete qual è?" chiese.
"Quale?" chiesi.
"Emmett non hai gusto" disse Edward.
"Bè, mi piace tantissimo il nome Dana" fece un sorriso a trentadue denti mentre Rose lo prendeva a cuscinate di nuovo.
Guardai Edward con aria interrogativa.
"Dana è stata la prima donna di Emmett. Non l'ha mai dimenticata del tutto" rispose.
"Sarà meglio invece che la dimentichi presto se vuole continuare a stare con me!" disse Rose.
"E a te? Che nome piace?" chiesi a Edward.
"Mm…bè, Sarah non è male…" rispose.
"Si, non è male…" concordai "Ma potrebbe essere anche un maschio" dissi.
"Giusto" disse Edward "E come lo chiamiamo?" chiese.
Rimanemmo tutti zitti. Nessuno disse niente, neanche Emmett.
"Perché non diciamo i nomi che ci vengono in mente con ogni lettera dell'alfabeto?" propose Alice.
"Va bene" disse Edward.
"Vediamo, lettera A" iniziò Alice "Adam"
"Alan" disse Rose.
"Antony" intervenne Edward.
"Arthur" disse Jasper.
Guardammo Emmett in attesa che dicesse qualcosa.
"Non mi viene in mente" disse.
"Va bene, lettera B" continuò Alice.
"Ben" disse Rose.
"Benjamin" buttò là Jasper.
"Bred" quella di Edward suonava come una domanda.
Ancora una volta Emmett non disse niente.
Stava riflettendo e si vedeva, però non tirava fuori neanche un nome!
"Elvis!" disse Jasper una volta arrivati alla lettera E.
"Non chiamerò mio figlio Elvis!" decretò Edward.
"Sono d'accordo" intervenni.
"Bè, passiamo oltre. Lettera D" disse Alice appuntandosi su un foglio ogni nome.
"Vediamo…D come… Dylan!" disse Rose.
"No, D come Drew" obiettò Jasper.
"Perché non Derek?" disse Alice.
"David" disse Edward.
"O Darren" dissi io.
"Ci sono!!!! Ce l'ho!" disse Emmett all'improvviso.
"Bene, dicci questo nome allora!" disse Alice.
"ANDREW!" esclamò Emmett.
Scoppiammo a ridere. "Eravamo alla D Emmett!"
"Sei rimasto indietro!"
"Sempre il solito!"
"Bè ragazzi, in ogni caso, la scelta spetta a voi" disse Alice.
"Già…" concordai.
"E per fortuna! Sennò chissà come finiva per chiamarsi questo povero bambino!" disse Edward.

Tre di notte. Buio. Letto. Edward.
Queste erano le cose che mi infastidivano. Nonostante fossero le tre di notte, non riuscivo a dormire e me ne stavo distesa sul letto a sbuffare.
Edward, non rendeva le cose più facili.
Si divertiva a farmi il solletico e a darmi piccoli morsetti sul collo.
"Come credi che riuscirò a dormire se continui a darmi noia così?" chiesi infine.
"Eddai! Tanto lo so che non dormi lo stesso!" rispose.
"Uff" sbuffai mentre cominciava a farmi il solletico di nuovo.
"Va bene la smetto" disse appoggiando la guancia sulla mia pancia; cosa che faceva da quando sapeva che ero incinta.
"Bravo" dissi accarezzandogli i capelli "Allora, questo bambino, come lo chiamiamo?" chiesi.
"Non so…però, devo dire che un nome mi è piaciuto" rispose.
"Quello di Emmett" azzardai.
"Si, come fai a saperlo?" chiese.
"Perché è piaciuto anche a me!" risposi.
"Andrew Cullen" disse.
"Suona bene" commentai.
"Andrew. Andrew. Andy come diminutivo" disse.
"Andy…si, mi piace" concordai "Per una volta Emmett ha detto qualcosa di giusto!" dissi.
"Ogni tanto tocca anche a lui dire qualcosa di sensato!" commentò.
Scoppiammo a ridere e continuammo a parlare fino all'alba. Tanto ormai ero sicura che non avrei più chiuso occhio!

 
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CAPITOLO VENTI: NOVE
Edward POV
Afferrai le chiavi della macchina e uscii.
Che fossero le tre di notte e che fosse la terza volta, poco importava.
'Ho voglia di fragole e panna!' aveva detto.
Cosa avrei dovuto fare? Dirle di andarci da sola? Non è un gesto da gentiluomo…
Perciò, coraggio Edward, il fatto che voglia le fragole che si trovano in un solo posto, e che il posto sia Seattle, non deve scoraggiarti!
Con la macchina sei veloce, in poco tempo ci arrivi.
Si, però che palle!!!!
Ma partiamo dall'inizio, perché così sembra che io sia cattivo con la mia ragazza che è incinta…

Fin da quando Bella mi aveva detto di essere incinta, ero al settimo cielo. Passato lo shock iniziale infatti, non vedevo l'ora di poter tenere tra le braccia il mio bambino, o bambina.
In ogni caso sarei stato felicissimo.
Durante i primi tre mesi, Bella mangiava una quantità di cibo umano come se fossero in trenta dentro di lei!
Poi, cominciarono le nausee.
Non poteva mangiare niente che subito finiva con la testa dentro al water.
Io, da parte mia, potevo solo assisterla e scostarle i capelli durante quello…emm…spettacolo…
Bella, non disse mai che era colpa mia, ma il dubbio che l'abbia pensato ce l'ho. Va bè, in un certo senso ha ragione…
Ma torniamo alle cose importanti.
Quello che mi piaceva di più in tutto questo, era la sua pancia. Da piatta che era, cominciò a gonfiarsi piano, piano. Tanto da diventare sempre più palese il fatto che fosse incinta.
Mi divertivo ad accarezzarla, mordicchiarla e, soprattutto, ad ascoltare.
Si, perché volevo essere il secondo a sentire il primo movimento del mio bambino. Il secondo, perché la prima persona, era inevitabilmente la mia ragazza.
Il quarto mese, Alice e Rosalie portarono Bella a comprare nuovi vestiti perché tutti quelli che aveva non le andavano più bene.
Praticamente tornò a casa con un nuovo guardaroba fatto di magliette e pantaloni che sarebbero andati larghi persino a me!
Esme nel frattempo, dedicava tutta la sua attenzione alla cameretta del bambino.
Avevamo già comperato la culla e i mobili. Esme si divertiva a disegnare sulle pareti della cameretta personaggi delle fiabe come 'whinni the pooh' o 'l'era glaciale'. Insomma, era fiera di diventare nonna.
Carlisle, sottoponeva Bella a costanti controlli. Andava tutto alla perfezione. Il bambino era sano e cresceva bene.
Al quinto mese successe una cosa bellissima. All'improvviso, in casa, si sentì il rumore di un cuore che batteva. Un rumore lento, stabile e flebile.
Presto, capimmo che proveniva da Bella, dal bambino.
Così, il mio hobby preferito, diventò quello di ascoltare quel cuoricino darsi da fare.
Passavo più tempo attaccato alla pancia di Bella che a fare tutto il resto.
Ma non importava, era il mio piccolo miracolo.
Per il primo movimento, dovemmo aspettare fino all'ottavo mese.
Bella stava distesa sul divano con me a guardare la tv.
"Hai!" esclamò.
"Che succede?" chiesi allarmato.
"C-credo che abbia imparato a scalciare" rispose.
Cosa avrei potuto fare se non mettermi subito ad ascoltare?
"Edward sei impossibile" disse Bella alzando gli occhi al cielo.
"Ma insomma, tu lo senti tutto il giorno, io se non appoggio la guancia sulla pancia non lo sento!" risposi facendo il finto offeso.
"Con quanto stai attaccato alla mia pancia, lo senti anche tu tutto il giorno!" rispose facendomi una linguaccia.
Sorrisi, e mi appoggiai di nuovo a lei.
Era più forte di me. Volevo sentirlo sempre.
L'ottavo mese però, fu anche l'inizio della mia sciagura personale.
"Edward? Per favore, mi porteresti un frullato alla fragola?" chiese Bella cortesemente.
Se avessi saputo in cosa mi andavo a cacciare, non avrei risposto: "Ma certo amore, te lo vado a prendere subito"
Questo perché al frullato si aggiunsero una pizza, un hamburger, uno yogurt, una bistecca (rigorosamente al sangue), un frappè, una torta al cioccolato, e poi un ventilatore nuovo, dei cuscini apposta per lei e anche delle tendine nuove per il bagno. A cosa le servissero, non lo so, però diceva che quelle vecchie, non le piacevano e allora, Edward, vai a comprare le tendine!
Non fraintendetemi, per Bella farei qualsiasi cosa, ma non poteva dirmi che voleva tutte queste cose insieme?
No, una volta che le avevo portato il frullato, mi chiese di andare a prendere la pizza, poi portata quella, voleva l'hamburger e così via.
Avrò fatto il pieno di benzina nella macchina almeno tre volte prima di accontentarla del tutto!
Cosa non si fa per le fidanzate incinta!!

Questo, è durato fino ad ora. 23 dicembre.
Nono mese. Meno tre.
Bella in casa distesa sul divano. Tutti intorno a lei e io…io sto andando a comprare fragole e panna a Seattle.
Mi viene da ridere. Sono il padre del bambino e mi preoccupo di fragole anzi che di Bella.
Volevo fare il più veloce possibile. Più si avvicinava la data del parto, più diventavo protettivo nei suoi confronti.
Ok, forse ero già iperprotettivo…
In quaranta minuti arrivai a Seattle, nel piccolo supermercato che mi aveva indicato Bella in persona.
Entrai e afferrai fragole e panna. Velocemente pagai e uscii dal negozio.
Non è normale che quando temi succeda una cosa che non vuoi, quella inevitabilmente accade?
Soprattutto se è una cosa importante, che speri accada mentre sei presente, e non mentre sei lontano…lontano a comprare fragole e panna magari …
Squilla il cellulare. È Alice.
"EDWARD MUOVITI SI SONO ROTTE LE ACQUE!" urla.
Rimango con il cellulare in mano. La testa vuota.
"Non le puoi aggiustare?" ma che diavolo dico?
"EDWARD CULLEN MUOVI IL CULO E VIENI QUI SUBITO!" sento la voce di Bella gridarmi nell'orecchio.
Non credo di essere mai stato più veloce.
Salii in macchina e in un quarto d'ora ero di nuovo a casa. Povera Volvo, credo si sia fuso il motore…
Entrai in casa di corsa. "Dov'è?" chiesi agitato.
"Di sopra, in camera" rispose Esme.
Corsi di sopra ed entrai in camera. Bella era distesa sul letto, dolorante mentre Carlisle cercava di tranquillizzarla.
"E-Edward" mormorò Bella.
Mi avvicinai subito a lei. Inginocchiato per terra le presi la mano e le accarezzai la fronte. "Sono qui amore, andrà tutto bene" le sussurrai.
"Ci siamo Bella. Al mio tre spingi con tutta la forza che hai. Essendo un vampiro dovresti fare più veloce" disse Carlisle.
Le bacia la fronte. "Coraggio amore, finisce presto"
E infatti presto finì. Bella dette un paio di spinte e dopo un urlo rimase sfinita sul letto.
Mentre dalle mani di Carlisle proveniva un suono meraviglioso.
Il più bello che avessi mai sentito. Un vagito che era come musica alle mie orecchie.
Probabilmente se avessi potuto avrei pianto come una fontana.
"Ve lo riporto subito" disse Carlisle sparendo in bagno.
Accarezzai la fronte di Bella e la baciai. "Ce l'hai fatta amore" le mormorai.
Sorrise. "E' stata una faticaccia lo sai?" scherzò.
"Lo so, ma ne è valsa la pena" risposi.
Carlisle tornò poco dopo con in braccio un fagottino bianco. Si avvicinò e posò tra le mie braccia il più bel bambino del mondo.
Lo strinsi a me, vedendolo fragile e perfetto.
Mi strinse un dito con la sua manina minuscola e non lo lasciò più.
Ne ero rimasto incantato. Era valsa la pena attendere nove mesi per un miracolo così. Che dico! Aspettare quasi novant'anni, per avere tra le braccia il più bel regalo che potessero farmi.
"Guarda, ha i capelli come i tuoi" disse Bella.
"E la tua bocca" risposi.
"Ma i tuoi occhi…" disse.
Degli occhi stupendi. Verdi, che riflettevano un meraviglioso oro alla luce.
"Sei stata bravissima amore" le dissi.
"Guarda che l'abbiamo fatto in due!" scherzò.
Sorrisi e le porsi quel fagottino perché lo allattasse.

 
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CAPITOLO VENTUNO: EPILOGO
Porsi Andy a Edward e mi richiusi la camicetta.
I due mesi successivi alla nascita di Andrew erano stati impegnativi.
In casa, erano tutti eccitati e strafelici per la presenza del bambino. Esme era al settimo cielo.
Fin da subito poi, fu chiaro che Emmett avrebbe viziato mio figlio come non mai.
Alice poi, era pronta a fare qualsiasi cosa per il suo nipotino. Gli comprava regali tutti i giorni.
Avrei dovuto insegnare ad Andy a non approfittarsi di due zii così buoni!
Spesso lo lasciavamo in loro compagnia. Soprattutto quando io ed Edward desideravamo un po’ di tranquillità.
Cioè, Andy era un bambino tranquillissimo, ma dovendoci occupare di lui, non restava mai molto tempo per noi.
Edward mise Andy nella culla. "Eccoci qui, dormi piccolo" sussurrò baciandolo sulla testolina ormai coperta da ciuffetti di capelli ramati.
Proprio come Edward.
Lo coprì per bene e poi si voltò verso di me.
"Hai parlato con Alice stamattina?" gli chiesi abbracciandolo.
"Si, stasera vorrebbe fare una partita di baseball. Ci stai?" chiese con un sorrisetto di scherno.
"Ovviamente" risposi.
Edward mi baciò lievemente e poi uscimmo dalla stanza di Andy e scendemmo in salotto.
Carlisle era seduto sulla poltrona con in mano un grosso libro pieno di polvere.
"Trovato niente?" chiesi.
"Non ancora…non ci sono stati casi come questo, proprio come immaginavo" rispose. Sospirai.
Si trattava di Andy. Fina da quando era nato, Carlisle gli aveva fatto delle analisi per confermare che tutto andasse bene e aveva scoperto varie cose.
Andy era in completa salute.
Dentro le sue vene, scorreva sangue umano, proprio come nelle mie. Eppure era freddo come Edward.
Non aveva manifestato alcun tipo di capacità, forse perché ancora troppo piccolo.
Crescendo, probabilmente, sarebbe stato in grado di fare cose particolari.
Edward riusciva a leggergli nella mente solo quando provava dei sentimenti precisi. Come fame, paura, o divertimento. Per il resto, era una pagina bianca, come me.
Ma tutto questo era irrilevante. Non era niente, in confronto a quello che ci sconcertava di più.
Non ci eravamo mai chiesti come potesse essere la crescita di Andy.
Se fosse stato un vampiro, sarebbe dovuto rimanere un vampiro per sempre. Se fosse stato umano, sarebbe cresciuto come qualsiasi altro bambino.
Ma Andy non era né l'uno né l'altro. E allora, come poteva crescere?
Lo scoprimmo presto.
Da una delle analisi di Carlisle, venne fuori che le cellule di Andy erano per metà umane, quindi in grado di modificarsi e crescere. Ma erano anche vampire, quindi destinate a non mutare mai.
Questo, generava una cosa strana.
Andy sarebbe cresciuto, con il tempo, sarebbe diventato adulto.
Già, il tempo…che buffo.
Quando hai una vita davanti, sembra molto. Quando stai per morire sembra non sia bastato per fare tutto quello che volevi.
Quando hai un'eternità davanti, prendi le cose con calma.
Nel caso di Andy, il tempo sembrava prendersi gioco di lui.
Andy sarebbe cresciuto, ma con dei tempi più lenti.
Se a due anni un normale bambino cammina, Andy avrebbe ancora avuto bisogno di essere imboccato.
A venti anni, ne avrebbe dimostrati ancora dieci.
Insomma, il tempo sarebbe passato molto più lentamente per lui. Forse anche fino a fermarsi del tutto.
Carlisle cercava informazioni su vecchi libri ma non si trovava niente. Non c'era mai stato un caso come quello.
Il destino di Andy era un appuntamento al buio insomma.
"Non importa…non credo ci siano notizie di alcun genere, in nessun libro…" disse Edward.
"Staremo a vedere che succederà, e staremo vicini a Andrew ovviamente" disse Carlisle.
Annuimmo.
"Allora, dov'è il mio nipote preferito?" chiese Alice.
"Sta dormendo" risposi.
"Bè, fra dieci minuti andiamo via! Quindi preparatelo!" sghignazzò.
"Vado a vestirlo come si deve" dissi.
Povero piccolo, non aveva mai un attimo di pace. Non che gli servisse molto riposo comunque.

Salii sulla Volvo con Andy in braccio. Mi guardava con i suoi occhioni verdi che facevano rimanere incantato chiunque.
Gli sorrisi e lui ricambiò il mio sorriso.
"Andiamo" disse Edward salendo e avviando il motore.
In un attimo fummo alla solita radura dove giocavamo a baseball.
Scendemmo e sistemarono tutto per bene. le mazze, le palline e i guantoni.
Io mi sedetti per terra con Andy in braccio.
La partita cominciò poco dopo. Ogni tanto davo il cambio ad Esme così giocavo anche io e Andy non rimaneva mai solo.
Poi, come la felicità vola via in un attimo fuggente, anche la nostra tranquillità venne interrotta all'improvviso.
Mi alzai, sempre tenendo Andy in braccio e mi voltai verso la fonte del rumore. Proveniva dal margine della foresta vicina a me.
Un forte odore, gustoso direi, mi arrivò alle narici.
Era un umano dunque. Sapevo come comportarmi. Fare finta di niente.
Quello che non mi aspettavo però era la sagoma che comparì dalla foresta.
"…Charlie…"

 
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