Non sentii la porta aprirsi e richiudersi; sentii soltanto la presenza di qualcuno vicino a me.
Una mano mi accarezzò dolcemente la fronte e i capelli. Aprii piano gli occhi per trovarne un paio color topazio intenti a fissarmi.
"Ciao" dissi sorridendo.
"Come stai?" chiese.
"Bene adesso…ho solo un po’ di mal di testa" risposi.
Edward mi baciò lievemente. "Mi hai fatto prendere un bello spavento…" confessò.
"Mi dispiace…non so controllare ancora bene questa cosa del futuro"
Sorrise. "Tranquilla, con un po’ di pratica ci riuscirai benissimo"
Gli feci posto sul divano e lui si distese vicino a me.
Mi accoccolai appoggiata al suo petto e lui mi strinse in un abbraccio caloroso.
"La prossima volta ti starò vicino, andrà meglio" mi sussurrò piano all'orecchia.
Rimanemmo lì abbracciati per un po’, poi decisi di fare una doccia. Avevo un impellente bisogno di rilassarmi.
Mi alzai. "Vado a fare una doccia" annunciai.
Edward annuì. "Va bene, io ti aspetto qui " rispose.
Mi diressi subito in bagno, e aprii l'acqua calda. M'infilai sotto la doccia e mi lavai i capelli con calma e cura. Sentii i muscoli rilassarsi un po’ sotto il getto dell'acqua calda e anche il mio mal di testa andava decisamente meglio.
Solo quando uscii dalla doccia mi accorsi di non aver preso i vestiti. Dalla fretta di entrare sotto l'acqua per rilassarmi, mi ero dimenticata di prendere il cambio.
Sospirai e mi avvolsi nell'asciugamano. Ancora gocciolante, uscii dal bagno e tornai in camera, con il chiaro intento di prendere dei vestiti puliti.
Ancora prima di entrare, sentii una dolce musica provenire dallo stereo nella stanza. La riconobbi come la canzone di Debussy: Claire de Lune.
Era una delle mie canzoni preferite.
Entrai cercando di non fare rumore. Edward era seduto sul divano, con la testa appoggiata all'indietro e gli occhi chiusi. Era bello, bellissimo e soprattutto, era lì che aspettava me. Gli occhi di Edward si aprirono all'improvviso e rivolse il suo sguardo su di me.
Arrossii e abbassai lo sguardo.
"Dimenticato qualcosa?" chiese divertito.
"Già…i vestiti" cincischiai imbarazzata.
Edward sorrise e si alzò. Mi venne vicino e con l'indice mi alzò il viso fino ad incontrare i suoi occhi color caramello.
Arrossii ancora di più, ma non distolsi lo sguardo.
La sua mano si spostò dal mento alla mia guancia, che accarezzò con il pollice; poi mi sfiorò il collo con un gesto leggero, lineare e dolce. Sembrava il tocco delle ali di una farfalla.
Io ormai tremavo. Mi reggevo in piedi a mala pena.
Edward piegò la testa e si abbassò per baciarmi il collo e poi la spalla, mentre le sue braccia si stringevano intorno alla mia vita e mi tirava verso di se.
Mi aggrappai alle sue spalle, incurante dell'asciugamano che cadeva a terra. Non m'importava, tutto quello che volevo era Edward.
Edward. Edward. Edward.
La mia mente ripeteva solo il suo nome, sembrava incapace di comporre un altro pensiero che non fosse quello.
Edward mi prese in braccio e mi distese sul divano di pelle. Solo allora si fermò per contemplare il mio corpo nudo sotto il suo.
Arrossii di botto, per quella consapevolezza improvvisa e tentai di coprirmi.
Edward mi afferrò i polsi e portò le mie braccia sopra la mia testa.
Si chinò fino a raggiungere il mio orecchio. "Non devi vergognarti. Non esiste creatura più bella di te…" sussurrò piano.
Solo allora mi lasciai andare veramente. Solo attraverso il contatto della sua pelle fresca contro la mia mi sentii viva. Ero felice come mai prima e Edward era felice come me.
Lo capivo da come sorrideva, da come mi baciava, sfiorava.
I vestiti sparsi sul pavimento, Debussy come sottofondo, la debole luce della luna che entrava flebile dalle imposte…fu la cornice per quella notte, per noi, per i nostri sospiri, per le nostre emozioni.
Mi svegliai diverse ore dopo. Edward era rimasto lì con me, ancora disteso sul divano e con la testa appoggiata al mio petto.
"Ciao Belladdormentata" mi baciò dolcemente "Dormito bene?" chiese poi.
Annuii, ancora mezza intontita. "Si, bene" biascicai.
Edward afferrò il plaid appoggiato sullo schienale della poltrona e coprì entrambi.
Mi accoccolai contro il suo petto e cercai di fare qualche pensiero coerente.
"Quanto ho dormito?" chiesi.
"Sette ore…e tra un pò dobbiamo andare a scuola" rispose.
Sbadigliai. "Va bene" risposi.
Rimanemmo lì per un po’, a coccolarci.
"Ho fame" dissi all'improvviso.
Edward mi baciò sulla fronte. "Fame di 'colazione per umani' o fame alla 'colazione per vampiri'?" chiese.
"Mm…la prima. Vado di sotto a prepararmi qualcosa" dissi alzandomi e vestendomi.
Edward fece lo stesso. "Ok, vengo di sotto anche io" disse.
Mi prese per mano e mi baciò teneramente prima di scendere le scale.
La casa era immersa in uno strano silenzio.
"Dove sono tutti?" chiesi spaesata.
"Nelle loro stanze" rispose Edward.
Annuii e mi diressi in cucina. Con mia sorpresa, Edward si mise davanti ai fornelli.
"Cosa fai?" chiesi confusa.
"Cucino è ovvio" rispose.
"E per chi?" chiesi ancora.
"Ma per la mia fidanzata è naturale!" rispose sfoggiando uno dei suoi migliori sorrisi sghembi.
Arrossii. "N-non ce né…bisogno, posso…sono in grado di farlo da sola" perché ogni volta che vedevo uno di quei sorrisi non riuscivo a formulare una frase decente?
Edward rise e mi scompigliò i capelli. "Lascia stare, è meglio se ti do una mano perché non credo che tu ce la faccia" sghignazzò.
Gli detti una pacca sulla spalla ma lo lasciai fare.
Ogni tanto mi scappava una risatina. Vedere Edward infilarsi il grembiule e sbattere le uova non è una cosa che verdi tutti i giorni.
"Cosa ridi?" chiese infine lui.
Scoppiai a ridere definitivamente. "Vederti cucinare! Sei davvero buffo!" risposi.
"Mia madre mia ha insegnato a cucinare quando ero piccolo!" disse stizzito "Cosa credi, sono perfettamente in grado di fare dei pankakes" disse.
Sorrisi e gli diedi un pizzicotto sulla guancia. "Eri proprio un bambino tutto fare" osservai.
Lui annuì, fiero di se. "Certo!" confermò.
Quando tutto fu pronto, mi sedetti al bancone e cominciai a mangiare, mentre Edward mi guardava masticare.
"Allora, come sono?" chiese infine.
"Accettabili" risposi.
Fece una smorfia.
Risi e gli accarezzai una guancia. "Sono ottimi Edward, come vuoi che siano! Li hai fatti tu!" dissi.
Lui sorrise e, con un movimento veloce, sparì dalla cucina.
Nelle due settimane successive, non successe niente di nuovo o imprevisto. Andavamo a scuola, tornavamo a casa e vivevamo proprio come una vera famiglia.
Con Edward poi, andava tutto bene. Tutto a gonfie vele. Non ero mai stata più felice.
Una mattina, mi svegliai come sempre, per prepararmi per andare a scuola. Fu anche la mattina in cui notai qualcosa di strano. Nonostante, infatti, mi fossi alzata da un'ora buona, continuavo a sbadigliare e mi si chiudevano gli occhi per la stanchezza.
Cercando di non farci molto caso, mi preparai per andare a scuola. Quando fummo nel parcheggio, ormai quel senso di spossatezza mi aveva abbandonata, così me ne dimenticai per il resto della giornata.
Per tutta la settimana successiva, però, mi sentii stanca, assonnata. Non era normale. Inoltre, mangiavo il doppio di prima e, principalmente, cibo umano.
Emmett mi prendeva in giro e , anche se ridevo, in realtà mi chiedevo cosa mi stesse succedendo.
Un giorno, dopo la scuola, Alice propose di fare una partita di baseball. Sapevo che ai ragazzi piaceva molto, così non mi opposi.
In realtà colsi l'occasione per fare ben altro. Infatti, durante la settimana, mi era preso il forte dubbio che le precauzioni prese da me ed Edward, non avessero fatto il loro dovere. Senza contare che avevo un ritardo spaventoso.
"Tentar non nuoce" mi dissi.
Almeno sarei stata sicura di aver preso una cantonata e ci avrei riso su un giorno.
Non avevo detto niente a nessuno riguardo i miei dubbi. Ero troppo insicura e preoccupata per renderne partecipe qualcuno.
"Edward? Emm…ecco io…prima della partita, dovrei passare in farmacia" dissi titubante.
Il mio ultimo desiderio era quello che si insospettisse.
"Va bene, ci passiamo prima di andare alla partita" rispose.
"Ma no, ci passo da sola. Sai, devo anche andare al supermercato" obiettai.
"Come vuoi" disse con un sospiro.
Lo baciai sulla guancia. "Si tratta solo di pochi minuti. Vi raggiungo alla radura dove faremo la partita" lo rassicurai.
"Va bene" rispose.
Mi baciò e poi uscì con gli altri.
Afferrai la borsa e le chiavi della mia auto e mi diressi in farmacia.
Comprai un test di gravidanza e tornai a casa. Mi chiusi in bagno e rimasi a contemplare la scatola per diversi minuti.
Non sapevo che avrei fatto se fosse stato positivo, ma l'unica cosa che importava, era il sapere la verità. Cosa fare, era una faccenda di cui mi sarei occupata in seguito.
Lessi le istruzioni per filo e per segno. Pochi minuti, in pochi minuti la mia vita e quella di Edward potevano cambiare per sempre.
Eseguii tutte le istruzioni e attesi che la linietta cambiasse colore.
In quel momento, mi tornò in mente la mia visione. E impietrii. Ecco perché non ero con loro quando i tre Vampiri avevano fatto la loro comparsa. Ecco che radura era.
Mentre io cercavo di capire se ero incinta, la mia famiglia incontrava i tre vampiri della visione mia e di Alice.
Deglutii e, con mani tremanti, guardai il risultato del test.
Blu negativo, rosa positivo. Blu negativo, rosa positivo. Blu negativo, rosa positivo…mi ripetevo.
Rosa.